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Niccolò Machiavelli
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mwbgNiccolò di Bernardo dei Machiavelli, noto semplicemente come Niccolò Machiavelli (Firenze, 3 maggio 1469 – Firenze, 21 giugno 1527), è stato un politico, politologo, storico, drammaturgo, scrittore, diplomatico e filosofo italiano, segretario della seconda cancelleria della Repubblica Fiorentina dal 1498 al 1512.
Figura controversa nella mwegFirenze dei mwewMedici, è noto come il fondatore della mwfascienza politica moderna, i cui princìpi base emergono dalla sua opera più famosa, mwfqmwfgIl Principe, nella quale, tra l'altro, è esposto il concetto di mwfwragion di Stato nonché è presente la concezione ciclica della mwgastoria.
Per indicare il fare politico di Machiavelli è stato coniato il termine mwggmachiavellico, entrato peraltro nel linguaggio corrente ad indicare un'mwhaintelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicatacite-ref-1[1] e, proprio per questa connotazione negativa del termine, negli ambiti letterari viene preferito il termine "mwiqmachiavelliano". L'mwigortografia del cognome è ambigua; lo stesso filosofo, nel firmarsi, utilizzava la "ch" sia per il nome, sia per il cognome.cite-ref-2[2]
Contents
• A Roma
• Pensiero
• Lo stile
• Opere
• Onori
• Note
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Biografia
L'infanzia e la giovinezza
«Nacqui povero, ed imparai prima a stentare che a godere.»
(N. Machiavelli, Lettera a Francesco Vettori.)
Niccolò Machiavelli (scritto anche Macchiavelli sulla statua a lui dedicata all'ingresso degli mwlaUffizi) nacque a mwlqFirenze,cite-ref-3[3] terzo figlio, dopo le sorelle Primavera (mwmg1465) e Margherita (mwmw1468) e prima del fratello Totto (mwna1475-mwnq1522); figlio di mwngBernardo, dottore in legge (mwnw1432-mwoa1500) e di Bartolomea Nelli (mwoq1441-mwog1496).cite-ref-4[4] Anticamente originari della mwpwVal di Pesa, i mwqaMachiavelli sono attestaticite-ref-5[5] popolani guelfi residenti almeno dal mwrqXIII secolo a Firenze, dove occuparono uffici pubblici ed esercitarono il commercio. Il padre Bernardo era tuttavia di così poca fortuna da esser considerato, non si sa quanto veritieramente, figlio illegittimo: dottore in mwrglegge, risparmiatore per carattere o per necessità, ebbe interesse agli studi di umanità, come risulta da un suo mwrwLibro di Ricordi che è anche la principale fonte di notizie sull'infanzia di Niccolò.cite-ref-6[6] La madre, secondo un suo lontano pronipote,cite-ref-7[7] avrebbe composto laudi sacre, rimaste peraltro sconosciute, dedicate proprio al figlio Niccolò.
Nel mwuq1476 Niccolò cominciò a studiare mwuglatino, l'anno dopo si dedicò allo studio della mwuwgrammatica con Battista da Poppi, all'mwvqaritmetica nel mwvg1480 e l'anno seguente affrontava le prove scritte di componimento in latino. Opere in questa lingua esistevano nella biblioteca paterna: la I Deca di mwvwTito Livio e quelle di mwwaFlavio Biondo, opere di mwwqCicerone, mwwgMacrobio, mwwwPrisciano e mwxaMarco Giuniano Giustino. Adulto, maneggerà anche mwxqLucreziocite-ref-8[8] e la mwygHistoria persecutionis vandalicae di Vittore Uticense. Non conobbe invece il mwzagreco antico, ma poté leggere le traduzioni latine di alcuni degli storici più importanti, soprattutto mwzqTucidide, mwzgPolibio e mwzwPlutarco, da cui trasse importantissimi spunti per la sua riflessione sulla Storia.cite-ref-9[9] S'interessò alla politica anche prima di avere degli incarichi istituzionali, come dimostra una sua lettera del 9 marzo mwba1498, la seconda che di lui ci è pervenuta - la prima è una richiesta al cardinale mwbqGiovanni Lopez, del 2 dicembre mwbg1497, affinché si adoperi a riconoscere alla sua famiglia un terreno contestato dalla famiglia dei mwbwPazzi - indirizzata probabilmente all'amico Ricciardo Becchi, ambasciatore fiorentino presso la corte papale, nella quale egli si esprime in modo critico contro mwcqGirolamo Savonarola.
La formazione
Due sono le fasi che scandiscono la vita di Niccolò Machiavelli: nella prima parte della sua esistenza egli è impegnato soprattutto negli affari pubblici; nella successiva nella scrittura di testi di portata teorica e speculativa. A partire dal 1512 si apre la seconda fase segnata dal forzato allontanamento dello storico e filosofo toscano dalla politica attiva.
Segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina
«Della persona fu ben proporzionato, di mezzana statura, di corporatura magro, eretto nel portamento con piglio ardito. I capelli ebbe neri, la carnagione bianca ma pendente all'ulivigno; piccolo il capo, il volto ossuto, la fronte alta. Gli occhi vividissimi e la bocca sottile, serrata, parevano sempre un poco ghignare. Di lui più ritratti ci rimangono, di buona fattura, ma soltanto
Leonardo
, col quale ebbe pur che fare ai suoi prosperi giorni, avrebbe potuto ritradurre in pensiero, col disegno e i colori, quel fine ambiguo sorriso»
(Roberto Ridolfi, Vita di Niccolò Machiavelli, p. 22)
Niccolò aveva già presentato al mwgwConsiglio dei Richiesti, il 18 febbraio mwha1498, la propria candidatura a segretario della Seconda Cancelleria della mwhqRepubblica di Firenze, ma gli fu preferito un candidato savonaroliano. Pochi giorni però dopo la fine dell'avventura politica e religiosa del frate ferrarese, il 28 maggio Machiavelli fu nuovamente designato ed eletto il 15 giugno dal mwhgConsiglio degli Ottanta, elezione ratificata dal mwhwConsiglio maggiore il 20 giugno 1498, probabilmente grazie all'autorevole raccomandazione del Primo segretario della Repubblica, mwiaMarcello Virgilio Adriani, che il mwiqGiovio asseriscecite-ref-10[10] essere stato suo maestro.
Per quanto i compiti delle due Cancellerie siano stati spesso confusi, generalmente alla prima si attribuivano gli affari esterni, e alla seconda quelli interni e la guerra: ma i compiti della seconda Cancelleria, presto unificati con quelli della Cancelleria dei mwjwDieci di libertà e pace, consistevano nel tenere i rapporti con gli ambasciatori della Repubblica, cosicché, essendogli stata affidata, il 14 luglio, anche questa ulteriore responsabilità, Machiavelli finì per doversi occupare di una tale somma di compiti da essere storicamente considerato, senza ulteriori distinzioni, il «Segretario fiorentino».
Era il tempo nel quale, conclusa l'avventura italiana di mwkqCarlo VIII, la maggiore preoccupazione di Firenze era volta alla riconquista di mwkgPisa, resasi indipendente dopo che mwkwPiero de' Medici l'aveva data in pegno al mwlare di Francia e alleata di mwlqVenezia che, intendendo impedire l'espansione fiorentina, aveva invaso il mwlgCasentino, occupandolo a nome dei Medici. Il pericolo venne fronteggiato dal capitano di ventura mwlwPaolo Vitelli, e la mediazione del mwmaduca di Ferrara mwmqErcole I, il 6 aprile mwmg1499, riconsegnò il Casentino a Firenze, autorizzandola altresì a riprendersi Pisa. In marzo venne inviato a mwmwPontedera, dove erano acquartierate le milizie del mwnasignore di Piombino, mwnqJacopo d'Appiano, alleato di Firenze.
In maggio scrisse il mwnwDiscorso della guerra di Pisa per il magistrato dei Dieci: poiché «Pisa bisogna averla o per assedio o per fame o per espugnazione, con andare con artiglieria alle mura», esaminate diverse soluzioni, si esprime favorevole a un assedio di «un quaranta o cinquanta dì ed in questo mezzo trarne tutti gli uomini da guerra potete, e non solamente cavarne chi vuole uscire, ma premiare chi non ne volesse uscire, perché se ne esca. Dipoi, passato detto tempo, fare in un subito quanti fanti si può; fare due batterie, e quanto altro è necessario per accostarsi alle mura; dare libera licenza che se ne esca chiunque vuole, donne, fanciulli, vecchi ed ognuno, perché ognuno a difenderla è buono; e così trovandosi i Pisani voti di difensori dentro, battuti dai tre lati, a tre o quattro assalti sarìa impossibile che reggessero».
Il 16 luglio mwoq1499 si presentò a mwogForlì alla contessa mwowCaterina Sforza Riario, nipote di mwpaLudovico il Moro e madre di mwpqOttaviano Riario, che era stato al soldo dei fiorentini, per rinnovare l'alleanza e ottenere uomini e munizioni per la guerra pisana. Ottenne solo vaghe promesse dalla contessa che era già impegnata a sostenere lo zio nella difficile difesa del Ducato milanese dalle mire di mwpgLuigi XII e dovette ripartire senza aver nulla ottenuto. Era nuovamente a Firenze in agosto, quando le artiglierie fiorentine, provocata una breccia nelle mura pisane, aprivano la via alla conquista della città, ma il Vitelli non seppe sfruttare l'occasione e temporeggiò finché la mwpwmalaria non ebbe ragione delle sue truppe, costringendolo a togliere l'assedio il 14 settembre. Invano ritentò l'impresa: sospettato di tradimento, quello che «era il più reputato capitano d'Italia»cite-ref-11[11] fu decapitato.
Nessuna prova vi era che il Vitelli fosse stato corrotto dai Pisani ma la giustificazione di Machiavelli, a nome della Repubblica, in risposta alle critiche di un cancelliere di mwrqLucca, fu che «o per non havere voluto, sendo corropto, o per non havere potuto, non avendo la compagnia, ne sono nati per sua colpa infiniti mali ad la nostra impresa, et merita l'uno o l'altro errore, o tuct'a due insieme che possono stare, infinito castigo».cite-ref-12[12] Conquistato il Ducato di Milano, in risposta alla richieste fiorentine mwsgLuigi XII mandò suoi soldati a risolvere l'impresa di mwswPisa le cui mura furono bensì abbattute nel luglio del 1500 ma né gli svizzeri né i francesi entrarono in città anzi, lamentando che Firenze non li pagasse, levarono l'assedio e sequestrarono il commissario fiorentino Luca degli Albizzi, che fu rilasciato solo dietro riscatto. A Machiavelli, presente ai fatti, non restava che informare la Repubblica, che decise di mandarlo in mwtqFrancia, insieme con Francesco della Casa, per cercare nuovi accordi che risolvessero finalmente la guerra di Pisa.
Il 6 agosto 1500 raggiunsero la corte francese a mwvgNevers, presentando al re e al ministro, mwvwcardinale di Rouen, le rimostranze per il cattivo comportamento dei loro soldati; sapendo che Firenze non aveva al momento denari sufficienti a finanziare l'impresa, invitarono Luigi a intervenire direttamente nella guerra, al termine della quale la Repubblica avrebbe ripagato la Francia di tutte le spese. Il rifiuto dei francesi - che richiedevano a Firenze il mantenimento degli svizzeri rimasti accampati in mwwaLunigiana e minacciavano la rottura dell'alleanza - mise i legati fiorentini, privi di istruzioni dalla Repubblica, in difficoltà, acuite dalla ribellione di mwwqPistoia e dalle iniziative che frattanto aveva preso in mwwgRomagna mwwwCesare Borgia, i cui ambiziosi e oscuri piani potevano anche indirizzarsi contro gli interessi fiorentini.
Occorreva, pagando, mantenere buoni rapporti con la Francia - scriveva da mwxqTours il 21 novembre - e guardarsi dalle macchinazioni del mwxgpapa: così, ottenuto dalla Signoria il denaro richiesto dalla Francia, Machiavelli poteva finalmente ritornare a mwxwFirenze il 14 gennaio mwya1501. Quella lunga permanenza nella corte francese verrà dislocata negli opuscoli (entrambi del 1510) mwyqDe natura Gallorum, dove i francesi verranno descritti come «humilissimi nella captiva fortuna; nella buona insolenti [ ... ] più cupidi de' danari che del sangue [ ... ] vani et leggieri [ ... ] più tosto tachagni che prudenti», con una bassa opinione degli Italiani, e nel successivo mwygRitratto delle cose di Francia, dove, spostandosi su un piano d'analisi prettamente politica, finisce col fare della Francia l'esemplare dello stato moderno. Soprattutto egli insiste sul nesso fra la prosperità della monarchia e il raggiunto processo di unificazione nazionale, sentito come la lezione peculiare delle "cose di Francia".cite-ref-13[13]
Cesare Borgia
«Questo signore è molto splendido e magnifico, e nelle armi è tanto animoso che non è sì gran cosa che non gli paia piccola, e per gloria e per acquistare Stato mai si riposa né conosce fatica o periculo: giugne prima in un luogo che se ne possa intendere la partita donde si lieva; fassi ben volere a' suoi soldati; ha cappati e' migliori uomini d'Italia: le quali cose lo fanno vittorioso e formidabile, aggiunte con una perpetua fortuna»
(Machiavelli, Lettera ai Dieci del 26 giugno 1502)
La minaccia del Borgia si fece presto concreta: fermato dalle minacce della Francia quando tentava d'impadronirsi di mw2qBologna, si volse contro mw2gPiombino, entrando nel territorio della Repubblica e cercando di imporle tributi, dai quali Firenze fu nuovamente fatta salva dall'intervento di mw2wLuigi. Fra una missione a mw3aPistoia e un'altra a mw3qSiena, Niccolò ebbe tempo di sposare, nell'autunno del mw3g1501, Marietta Corsini, donna di modesta origine, dalla quale avrà sette figli: Primerana, Bernardo, Lodovico, Guido, mw3wPiero, Baccina e Totto.cite-ref-14[14] Padrone di mw5aPiombino il 3 settembre mw5q1501, il Borgia, per mezzo del suo sodale mw5gVitellozzo Vitelli s'impadronì di mw5wArezzo, dove si stabilì Piero de' Medici, poi delle terre di mw6aValdichiana, di mw6qCortona, di mw6gAnghiari e di mw6wBorgo San Sepolcro e di lì passò a investire mw7aCamerino e mw7qUrbino, chiedendo nel contempo di intavolare trattative con Firenze che, nel frattempo, vistasi stretta dai due Borgia, padre e figlio, aveva rinnovato gli accordi con la Francia.
Il 22 giugno mw7w1502, lo stesso giorno della caduta della città nelle mani di Cesare, partirono per mw8aUrbino Machiavelli e il vescovo di mw8qVolterra, mw8gFrancesco Soderini, fratello di mw8wPiero: ricevuti il 24 giugno, si sentirono ordinare di cambiare il governo della Repubblica, pena la sua inimicizia. La crisi fu superata grazie all'intervento delle armi francesi: avvicinandosi queste ad Arezzo, la città fu sgomberata e restituita, insieme con le altre terre, ai Fiorentini. Riferimento a questi casi è il breve scritto dell'anno successivo, mw9aDel modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, nel quale, preso esempio dal comportamento tenuto dagli antichi Romani in caso di ribellioni, rimprovera il governo fiorentino di non aver trattato severamente la ribelle città di Arezzo. Pensa che come i Romani
«fecero giudizio differente per esser differente il peccato di quelli popoli, così dovevi fare voi, trovando ancora nei vostri ribellati differenza di peccati [ ... ] giudico ben giudicato che a Cortona, Castiglione, il Borgo, Foiano, si siano mantenuti i capitoli, siano vezzeggiati e vi siate ingegnati riguadagnarli con i beneficii [ ... ] ma io non approvo che gli Aretini, simili ai
Veliterni
ed
Anziani
non siano stati trattati come loro.
[ ... ] I Romani pensarono una volta che i popoli ribellati si debbano o beneficare o spegnere e che ogni altra via sia pericolosissima.»
Di fronte a quelli che apparivano tempi nuovi e tempestosi, nei quali occorreva che uomini capaci prendessero pronte risoluzioni, come prima riforma nell'organizzazione dello Stato fiorentino fu resa vitalizia la carica di mw-wgonfaloniere, affidata, il 15 settembre mw-a1502, a mw-qPier Soderini, che appariva uomo accetto tanto agli ottimati che ai popolani. La prima missione che egli affidò a Machiavellicite-ref-16[16] fu quella di prendere nuovamente contatto col Borgia il quale, formalmente capitano delle truppe pontificie e finanziato da quello Stato, intendeva tuttavia agire nel proprio interesse e in quello della sua famiglia, stringendo un nuovo patto col mwaqiLuigi XII e ottenendone libertà d'azione nei suoi piani di espansione, non solo nei confronti di signorotti quali gli mwaqmOrsini, i mwaqqBaglioni e il mwaquVitelli, già suoi alleati, ma anche contro lo stesso mwaqyBentivoglio di Bologna. Seguendo la tradizionale politica di alleanza con la Francia, Firenze - pur diffidando del Valentino - intendeva confermargli la sua amicizia, per non essere investita dai suoi aggressivi disegni.
Machiavelli giunse a mwaqgImola dal Borgia il 7 ottobre, confidandogli che Firenze non aveva aderito all'offerta di amicizia propostale dagli Orsini e dai Vitelli, congiurati a mwaqkMagione contro il duca Valentino, e ne ricevette in cambio un'offerta di alleanza, alla quale Niccolò, affascinato dalla figura di Cesare Borgia, guardava con favore più di quanto non facesse il governo fiorentino. Fu al seguito del Valentino per tutta la durata di quei tre mesi di campagna militare e, il 1º gennaio mwaqo1503, due ore dopo l'uccisione a tradimento di mwaqsVitellozzo e di mwaqwOliverotto da Fermo, ne raccolse le parole «savie e affezionatissime»cite-ref-17[17] per i Fiorentini, invitati nuovamente a unirsi a lui per avventarsi contro mwarePerugia e mwariCittà di Castello. Firenze, a questo punto, decise di mandare presso il Borgia un ambasciatore accreditato, mwarmJacopo Salviati, così che il nostro Segretario il 20 gennaio lasciò il campo di mwarqCittà della Pieve per fare ritorno a Firenze.
«Vitellozo,
Pagolo
et
duca di Gravina
in su muletti ne andorno incontro al duca, accompagnati da pochi cavagli; et Vitellozo disarmato, con una cappa foderata di verde, tucto aflicto se fussi conscio della sua futura morte, dava di sé, conosciuta la virtù dello huomo et la passata sua fortuna, qualche ammiratione [ ... ] Arrivati adunque questi tre davanti al duca, et salutatolo humanamente, furno da quello ricevuti con buono volto [ ... ] Ma, veduto il duca come Liverotto vi mancava [ ... ] adciennò con l'occhio a
don Michele
, al quale la cura di Leverotto era demandata, che provedessi in modo che Liverotto non schapassi [ ... ] Liverotto havendo facto riverenza, si adcompagnò con gli altri; et entrati in Senigagla, et scavalcati tutti ad lo alloggiamento del duca, et entrati seco in una stanza secreta, furno dal duca fatti prigioni [ ... ] venuta la nocte [ ... ] al duca parve di fare admazare Vitellozzo e Liverotto; et conductogli in uno luogo insieme, gli fe' strangolare [ ... ] Pagolo et el duca di Gravina Orsini furno lasciati vivi per infino che il duca intese che a Roma el papa haveva preso el cardinale
Orsino
, l'
arcivescovo di Firenze
et messer Jacopo da Santa Croce; dopo la quale nuova, a dì 18 di giennaio, ad Castel della Pieve furno anchora loro nel medesimo modo strangolati»
(Machiavelli, Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, giugno-agosto 1503)
A Roma
La morte di mwar4Alessandro VI privò mwar8Cesare Borgia delle risorse finanziarie e politiche che gli occorrevano per mantenere il ducato di Romagna, che si dissolse tornando a frammentarsi nelle vecchie signorie, mentre mwasaVenezia s'impadronì di mwaseImola e di mwasiRimini. Dopo il brevissimo pontificato di mwasmPio III, Machiavelli fu inviato a mwasqRoma il 24 ottobre mwasu1503 per il conclave che il 1º novembre elesse mwasyGiulio II. Raccolse le ultime confidenze del Valentino, del quale pronosticò la rovina imminente, e cercò di comprendere le intenzioni politiche del nuovo mwascPapa, che egli sperava s'impegnasse contro i Veneziani, le cui mire espansionistiche erano temute da Firenze: «O la sarà una porta che aprirà loro tutta Italia, o fia la rovina loro», scrive il 24 novembre.
A Roma gli giunse la notizia della nascita del secondogenito Bernardo: «Somiglia voi, è bianco come la neve, ma gli ha il capo che pare velluto nero, et è peloso come voi, e da che somiglia voi parmi bello», gli scrive la moglie Marietta il 24 novembre. E Machiavelli, che lungamente in questo scorcio di tempo aveva frequentato la casa del cardinal Soderini, al quale forse prospettò già il suo progetto di costituire una milizia nazionale che sostituisse l'infida soldatesca mercenaria,cite-ref-18[18] il 18 dicembre s'avviò per Firenze.
In Francia
Le fortune della Francia in Italia sembrarono declinare dopo la cacciata dal Napoletano ad opera dell'armata spagnola di mwatyGonzalo Fernández de Córdoba. Firenze, alleata di Luigi XII, e timorosa delle prossime iniziative della mwatcSpagna, del papa e della nemica tradizionale, la mwatgSiena di mwatkPandolfo Petrucci, era interessata a conoscere i progetti del re e a questo scopo alla sua corte mandò Machiavelli «a vedere in viso le provvisioni che si fanno e scrivercene immediate, e aggiungervi la coniettura e iudizio tuo». Il 22 gennaio mwato1504 Machiavelli era a mwatsMilano per conferire con il luogotenente mwatwCharles II d'Amboise, che non credeva in un attacco spagnolo in mwat0Lombardia e rassicurò Niccolò sull'amicizia francese per Firenze.
Raggiunse la corte e l'mwat8ambasciatore Niccolò mwauaValori a mwaueLione il 27 gennaio, ricevendo uguali rassicurazioni dal mwauicardinale di Rouen e da Luigi stesso. In marzo ripartiva per Firenze e di qui si recava per pochi giorni a mwaumPiombino da mwauqJacopo d'Appiano, per sondare la posizione di quel signorotto. È di questo tempo la stesura del suo primo mwauuDecennale, una storia dei fatti notevoli occorsi degli ultimi dieci anni volta in terzine: Machiavelli non è poeta, anche se invoca mwauyApollo nell'esordio del poemetto, ma a noi interessa il suo giudizio sull'attualità della vicenda politica italiana e su quel che attende Firenze:
«
L'imperador
, con
l'unica sua prole
vuol presentarsi al
successor di Pietro
al
Gallo
il colpo ricevuto duole;
e
Spagna
che di
Puglia
tien lo scetro
va tendendo a' vicin laccioli e rete,
per non tornar con le sue imprese a retro;
Marco
, pien di paura e pien di sete,
fra la pace e la guerra tutto pende;
e
voi
di
Pisa
troppa voglia avete [ .... ]
Onde l'animo mio tutto s'infiamma
or di speranza, or di timor si carca
tanto che si consuma a dramma a dramma,
perché saper vorrebbe dove, carca
di tanti incarchi debbe, o in qual porto,
con questi venti, andar la vostra barca.
Pur si confida nel
nocchier accorto
ne' remi, nelle vele e nelle sarte;
ma sarebbe il cammin facile e corto
se voi el tempio riapriste a
Marte
»
(Decennale primo, vv 529-549)
I tentativi d'impadronirsi di Pisa fallirono ancora: battuta a Ponte a Cappellese il 27 marzo mwauo1505, Firenze doveva anche guardarsi dalle manovre dei signori ai loro confini. Machiavelli andò a mwausPerugia l'11 aprile per conferire col Baglioni, ora alleato con gli mwauwOrsini, con mwau0Lucca e con mwau4Siena, poi a mwau8Mantova, per cercare invano accordi con il marchese Giovan Francesco Gonzaga e il 17 luglio a Siena. In settembre, fallì un nuovo assalto a Pisa e Machiavelli ne trasse spunto per presentare la proposta della creazione di un esercito cittadino. Rimasti diffidenti i maggiorenti della città - che temevano che un esercito popolare potesse costituire una minaccia per i loro interessi - ma appoggiato dal Soderini, Machiavelli si mosse per mesi nei borghi toscani a far leva di soldati, istruiti «alla tedesca», e finalmente, il 15 febbraio mwava1506, Firenze poté vedere la prima parata di una milizia «nazionale» che peraltro non avrà nessun ruolo nella successiva conquista di Pisa e si rivelerà di scarso affidamento nella difesa di mwavePrato del mwavi1512.
La seconda legazione a Roma
Con la pace concordata con la Francia nell'ottobre 1505, la Spagna, con mwavsFerdinando II d'Aragona, aveva preso definitivamente possesso del mwavwRegno di Napoli. I piccoli stati della penisola attendevano ora le mosse di mwav0Giulio II, deciso a imporre la sua egemonia nell'Italia centrale: nel luglio, il papa chiese a Firenze di partecipare alla guerra che egli intendeva muovere al signore di mwav4Bologna, mwav8Giovanni Bentivoglio, che era alleato, come Firenze, dei francesi, e perciò teoricamente amico, oltre che confinante, dei Fiorentini. Si trattava di temporeggiare, osservando gli sviluppi dell'impresa del papa al quale fu mandato Machiavelli, che lo incontrò a mwawaNepi il 27 agosto mwawe1506.
Giulio II gli dimostrò di godere dell'appoggio della Francia, che aveva promesso di inviare truppe in suo aiuto, cosicché fu agevole a Machiavelli promettere aiuti a sua volta - dopo però che fossero arrivati quelli di re Luigi - e seguì papa Giulio che, con la sua corte curiale e pochi armati se n'andava a mwawmPerugia, ottenendo, il 13 settembre, la resa senza combattimento di mwawqGiampaolo Baglioni che, con stupore e rimprovero del Machiavellicite-ref-19[19] e, un giorno, anche del mwawkGuicciardini,cite-ref-20[20] non ebbe il coraggio di opporsi alle poche forze allora a disposizione del Papa. La corte papale, dopo aver atteso a mwaw4Cesena fino a ottobre l'arrivo dei francesi e, dopo questi, dei Fiorentini di mwaw8Marcantonio Colonna, entrò trionfante a Bologna l'11 novembre. Machiavelli, tornato a Firenze già alla fine d'ottobre, s'occupò ancora dell'istituzione delle milizie fiorentine: il 6 dicembre furono creati i Nove ufficiali dell'Ordinanza e Milizia fiorentina, eletti dal popolo, responsabili militari della Repubblica.
In Germania
Il nuovo anno mwaxc1507 si aprì con le minacce del passaggio in Italia del «mwaxgRe dei Romani» mwaxkMassimiliano, intenzionato a ribadire le proprie pretese di dominio sulla penisola, a espellere i francesi e a farsi incoronare a Roma «imperatore del Sacro Romano Impero». Si valutò a Firenze la possibilità di finanziargli l'impresa in cambio della sua amicizia e del riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica: il 27 giugno fu inviato a questo scopo l'ambasciatore mwaxoFrancesco Vettori e, il 17 dicembre, lo stesso Machiavelli. Giunse a mwaxsBolzano, dove Massimiliano teneva corte, l'11 gennaio mwaxw1508 e le lunghe trattative sull'esborso preteso da Massimiliano s'interruppero quando i Veneziani, sconfiggendolo più volte, gli fecero comprendere la velleità dei suoi sogni di gloria.
Da questa esperienza Machiavelli trasse tre scritti, il mwax4Rapporto delle cose della mwax8Magna, composto il 17 giugno mwaya1508, il giorno dopo il suo rientro a Firenze, il mwayeDiscorso sopra le cose della Magna e sopra l'Imperatore, del settembre mwayi1509, e il più tardo mwaymRitratto delle cose della Magna, del mwayq1512, una rielaborazione del primo mwayuRapporto. Rileva la grande potenza della Germania, che «abunda di uomini, di ricchezze e d'arme»; le popolazioni hanno «da mangiare e bere e ardere per uno anno: e così da lavorare le industrie loro, per potere in una obsidione [assedio] pascere la plebe e quelli che vivono delle braccia, per uno anno intero sanza perdita. In soldati non spendono perché tengono li uomini loro armati ed esercitati; e li giorni delle feste tali uomini, in cambio delli giuochi, chi si esercita collo scoppietto, chi colla picca e chi con una arme e chi con un'altra, giocando tra loro onori et similia, e quali tra loro poi si godono. In salari e in altre cose spendono poco: talmente che ogni comunità si truova ricca in publico».
Importano e consumano poco perché «le loro necessità sono assai minori delle nostre», ma esportano molte merci «di che quasi condiscono tutta la Italia [...] e così si godono questa loro rozza vita e libertà e per questa causa non vogliono ire alla guerra se non sono soprappagati e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle loro comunità. E però bisogna a uno imperadore molti più denari che a uno altro principe». Tanta forza potenziale, che potrebbe fare la grandezza politica e militare dell'Imperatore, è limitata dalle divisioni delle comunità governate dai singoli principi, una realtà simile a quella italiana: nessun principe tedesco vuole favorire l'imperatore, «perché, qualunque volta in proprietà lui avessi stati o fussi potente, è domerebbe e abbasserebbe e principi e ridurrebbeli a una obedienzia di sorte da potersene valere a posta sua e non quando pare a loro: come fa oggi il re di Francia, e come fece già il re Luigi, quale con l'arme e ammazzarne qualcuno li ridusse a quella obedienzia che ancora oggi si vede».cite-ref-21[21]
La conquista di Pisa
Decisa a concludere le operazioni militari contro Pisa, Firenze mandò Machiavelli a far leve di soldati: in agosto condusse soldati prelevati da mway0San Miniato e da mway4Pescia all'assedio della città irriducibile. Riunite altre milizie, si incaricò di tagliare i rifornimenti bloccando l'Arno; poi, il 4 marzo del mway81509, andò prima a mwazaLucca a intimare a quella Repubblica di cessare ogni aiuto ai Pisani e, il 14, si recò a Piombino, incontrando gli ambasciatori di Pisa per cercare invano un accordo di resa. Raccolte nuove truppe, in maggio era presente all'assedio: mwazePisa, ormai stremata, trattava finalmente la pace. Machiavelli accompagnò i legati pisani a Firenze dove, il 4 giugno mwazi1509 fu firmata la resa e l'8 giugno poté entrare in Pisa con i commissari Niccolò Capponi, Antonio Filicaia e mwazuAlamanno Salviati.
A Verona e in Francia
Un ben più vasto incendio era intanto divampato nell'Italia settentrionale: stipulata mwaz8un'alleanza a Cambrai, Francia, Spagna, Impero e papato si avventavano contro la mwaaaRepubblica di Venezia che a maggio cedeva i suoi possedimenti lombardi e romagnoli e, in giugno, anche mwaaeVerona, mwaaiVicenza e mwaamPadova, consegnate a Massimiliano. Firenze, da parte sua, doveva finanziare la nuova impresa imperiale: consegnato un primo acconto in ottobre, il 21 novembre Machiavelli era a Verona per consegnare il saldo a Massimiliano, che era stato però costretto alla ritirata dalla controffensiva veneziana, resa possibile dalla rivolta popolare contro i nuovi padroni. E Machiavelli commentava dei «due re, che l'uno può fare la guerra e non vuol farla, l'altro ben vorrebbe farla e non può»,cite-ref-22[22] riferendosi a Luigi e a Massimiliano che se n'era tornato in mwaagGermania a chiedere soldati e denari ai principi tedeschi.
Atteso inutilmente il ritorno dell'Imperatore, il 2 gennaio mwaao1510 Machiavelli se ne tornò a Firenze. Venezia si salvò soprattutto grazie alle divisioni degli alleati: mentre mwaasLuigi XII aveva tutto l'interesse di ridurre all'impotenza Venezia per avere le mani libere nella pianura padana, mwaawGiulio II la voleva abbastanza forte da opporsi alla Francia senza averne contrasto alle proprie ambizioni di espansione. Per Firenze, amica della Francia ma non nemica del papa, era necessario spiegarsi con il re francese, e Machiavelli fu mandato a mwaa0Blois, dove Luigi teneva la corte, incontrandolo il 17 giugno 1510.
Machiavelli confermò l'amicizia con la Francia ma disse di dubitare che la Repubblica potesse impegnarsi in una guerra contro mwaa8Giulio II, in grado di volgere contro Firenze forze troppo superiori: meglio sarebbe stata una mediazione che evitasse il conflitto e sottraesse, oltre tutto, Firenze dalla responsabilità di un impegno nel quale era difficile trarre un guadagno. Dovette tornare a Firenze il 19 ottobre, convinto che la guerra fosse ineluttabile. Le vittorie militari non furono sfruttate da Luigi XII e la sua indizione di un concilio a Pisa, che condannasse il papa, provocò l'interdetto di Giulio II contro Firenze. Il 22 settembre mwaba1511 Machiavelli era ancora in Francia, ottenendo dal re soltanto un breve rinvio del concilio: dalla Francia andò a Pisa e riuscì a ottenere il trasferimento del concilio a Milano.
Il ritorno dei Medici a Firenze
Le fortune di mwabmLuigi XII volgevano al tramonto: sconfitto dalla nuova coalizione guidata dal papa, era costretto ad abbandonare la mwabqLombardia, lasciando Firenze politicamente isolata e incapace di resistere alle armi spagnole. Il 31 agosto mwabu1512 mwabyPier Soderini fuggì a Siena, i Medici rientrarono a Firenze: disfatto il vecchio governo, il 7 novembre anche Machiavelli venne rimosso dal suo incarico, il successivo 10 novembre fu confinato e multato della grande somma di mille fiorini e il 17 gli fu interdetto l'ingresso a Palazzo Vecchio.
Il nuovo regime processò mwab0Pietro Paolo Boscoli e Agostino Capponi, accusati di aver complottato contro Giuliano de' Medici, condannandoli a morte. Anche Machiavelli è sospettato: arrestato il 12 febbraio mwab81513, fu anche torturato (gli fu somministrata la mwacacorda o, com'era chiamata allora a Firenze, la "colla"cite-ref-23[23]). Scrisse allora a mwacuGiuliano di Lorenzo de' Medici duca di Nemours due sonetti, per ricordargli, ma senza averne l'aria e in forma scherzosa, la sua condizione di carcerato:
«Io ho, Giuliano, in gamba un paio di geti
e sei tratti di fune in sulle spalle;
l'altre miserie mie non vo' contalle,
poiché così si trattano i poeti
Menon pidocchi queste parieti
grossi e paffuti che paion farfalle,
né mai fu tanto puzzo in Roncisvalle
o in Sardigna fra quegli arboreti
quanto nel mio sì delicato ostello»
Giulio II moriva intanto proprio in quei giorni e dal conclave uscì eletto l'11 marzo il cardinale de' Medici con il nome di mwacgLeone X: era la fine dei pericoli di guerra per Firenze e anche il tempo dell'amnistia. Uscito dal carcere, Machiavelli cercò di ottenere favori dai Medici attraverso l'ambasciatore Francesco Vettori e lo stesso Giuliano, ma invano. Si ritirò allora nel suo podere dellmwack'mwacoAlbergaccio connesso a mwacsvilla Mangiacane (mwacwtenuta della famiglia Machiavelli), a mwac0Sant'Andrea in Percussina, tra Firenze e mwac4San Casciano in Val di Pesa.
L'esilio dalla politica. «Il Principe»
Qui, tra le giornate rese lunghe dall'ozio forzato, comincia a scrivere i mwadgmwadkDiscorsi sopra la prima Deca di Tito Livio che, forse nel luglio 1513, interrompe per metter mano al suo libro più famoso, il mwadoDe Principatibus, dal solenne titolo latino ma scritto in volgare e perciò divenuto ben più noto come mwadsmwadwIl Principe. Lo dedica dapprima a Giuliano di Lorenzo de' Medici e, dopo la morte di questi nel mwad01516, a mwad4Lorenzo de' Medici, figlio di mwad8Piero il Fatuo; ma il libro uscì solo postumo, nel mwaea1532. Certo, non doveva farsi illusioni che un Medici potesse mai essere quel «redentore» atteso dall'Italia contro «questo barbaro dominio», ma da un Medici si attendeva almeno la sua propria «redenzione» dall'inattività cui era stato relegato dal ritorno a Firenze di quella famiglia.
Sperava che l'amico Vettori, ambasciatore a Roma, si facesse interprete del suo «desiderio [...] che questi signori Medici mi cominciasseino adoperare», dal momento «che io sono stato a studio all'arte dello stato [...] e doverrebbe ciascheduno aver caro servirsi d'uno che alle spese d'altri fussi pieno d'esperienza. E della fede mia non si doverrebbe dubitare, perché, avendo sempre osservato la fede, io non debbo imparare ora a romperla; e chi è stato fedele e buono quarantatré anni che io ho, non debbe potere mutare natura; e della fede e bontà mia ne è testimonio la povertà mia». Delle ombre della sua povertà, ma anche delle sue luci, Machiavelli scrive al Vettori in quella che è la più famosa lettera della nostra letteratura:
«Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che
solum
è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandargli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi trasferisco in loro. E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo avere inteso, io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale, e composto uno opuscolo
de Principatibus
»
(Lettera a Francesco Vettori, 10 dicembre 1513)
Ritornato il 3 febbraio mwaes1514 a Firenze, continuò a sperare a lungo che il Vettori, al quale spedì il manoscritto del mwaewPrincipe,cite-ref-24[24] lo facesse introdurre in qualche incarico nell'amministrazione cittadina, ma invano. Tutto dipendeva dalla volontà del papa, e Leone non era affatto intenzionato a favorire chi non si era mostrato, a suo tempo, favorevole agli interessi di Casa Medici. Machiavelli, da parte sua, scriveva al Vettori di aver «lasciato i pensieri delle cose grandi e gravi» e di non dilettarsi più di «leggere le cose antiche, né ragionare delle moderne: tutte si sono converse in ragionamenti dolci». Si era infatti innamorato di una «creatura tanto gentile, tanto delicata, tanto nobile e per natura e per accidente, che io non potrei né tanto laudarla né tanto amarla che la non meritasse più».cite-ref-25[25]
La guerra, ripresa in Italia dalla discesa del nuovo re di Francia mwafyFrancesco I, si concluse nel settembre 1515 con la sua grande vittoria a mwafcMarignano (oggi Melegnano) contro la vecchia «Lega santa»: mwafgLeone X dovette accettare il dominio francese in Lombardia e la stipula a mwafkBologna di un concordato che riconosceva il controllo reale sul clero francese. Si rifece impossessandosi, per conto del nipote mwafoLorenzo, capitano generale dei Fiorentini, del Ducato di Urbino. A quest'ultimo invano dedicava Machiavelli il suo mwafsPrincipe: la sua esclusione dalla gestione degli affari di Firenze continuava.
Gli «ozi letterari»
Nel mwagu1516 o mwagy1517 si diede a frequentare gli «mwagcOrti Oricellari», latineggiamento che indica i giardini del mwaggPalazzo di Cosimo mwagkRucellai, dove si riunivano letterati, giuristi ed eruditi vicini all'mwagoAccademia neoplatonica come mwagsLuigi Alamanni, mwagwJacopo da Diacceto, mwag0Jacopo Nardi, Zanobi mwag4Buondelmonti, Antonfrancesco degli Albizi, mwahaFilippo de' Nerli e Battista della Palla. Qui vi lesse probabilmente qualche capitolo di quellmwahi'mwahmmwahqAsino, poemetto in terzine che voleva essere una contaminazione fra lmwahu'mwahyAsino d'oro di mwahcApuleio e la mwahgDivina Commedia mwahkdantesca, ma che lasciò presto interrotto: e al Rucellai e al Buondelmonti dedicò i mwahomwahsDiscorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, scritti dal 1513 al 1519. Machiavelli si era già cimentato, quando ricopriva l'incarico di segretario della Repubblica, in composizioni teatrali: una imitazione dellmwahw'mwah0mwah4Aulularia di mwah8Plauto e una commedia, mwaiamwaieLe maschere, ispirata a mwaiimwaimNebulae di Aristofane, sono tuttavia perdute. Al mwaiq1518 risale il suo capolavoro letterario, la commedia mwaiumwaiyMandragola, nel cui prologo egli inserisce un accenno autobiografico
«scusatelo con questo, che s'ingegna
con questi van pensieri
fare el suo tristo tempo più suave,
perch'altrove non have
dove voltare el viso;
ché gli è stato interciso
mostrar con altre imprese altra virtue,
non sendo premio alle fatiche sue.»
Intorno a quest'anno vanno collocate la traduzione dellmwaik'mwaiomwaisAndria di mwaiwTerenzio e stesura della novella di mwai0mwai4Belfagor arcidiavolo o mwai8Novella del demonio che pigliò moglie - il suo titolo preciso è attualmente stabilito in mwajaFavola - il cui tema di fondo è la visione pessimistica dei rapporti che legano gli esseri umani, tutti intesi al proprio interesse a danno, se necessario, di quello di ciascun altro.
Il ritorno alla vita politica
Lorenzo de' Medici morì nel mwajk1519, lasciando il governo di Firenze al cardinale mwajoGiulio. Costui, favorevole a Machiavelli, nel 1520, lo incaricò della stesura delle mwajsmwajwIstorie fiorentine sotto lauta retribuzione. Machiavelli, galvanizzato dall'incarico, diede alle stampe nel mwaj01521 lmwaj4'mwaj8Arte della guerra, dedicandola allo stesso cardinale Giulio. Nello stesso anno fu inviato in missione diplomatica a mwakaCarpi presso il governatore mwakeFrancesco Guicciardini di cui, pur avendo opposte visioni della mwakiStoriacite-ref-26[26], divenne buon amico. Nel mwakc1525 cercò di guadagnare ulteriormente il favore di Giulio, divenuto mwakgpapa Clemente VII, offrendogli le mwakkIstorie fiorentine. Nel frattempo giunsero la revoca ufficiale dell'interdizione dalla vita pubblica e l'affidamento di missioni militari in mwakoRomagna in collaborazione col Guicciardini.
L'ultima interdizione dalla vita pubblica e la morte
Nel mwak01527 i Medici furono cacciati da Firenze e venne instaurata nuovamente la repubblica. Machiavelli si propose come candidato alla carica di segretario della repubblica, ma venne respinto in quanto ritenuto colluso coi Medici e soprattutto con papa Clemente VII. La delusione per Machiavelli fu insopportabile. Ammalatosi repentinamente, cominciò a peggiorare vistosamente fino alla morte, sopraggiunta il 21 giugno mwak41527, nella sua mwak8casa in via Guicciardini. Abbandonato da tutti, fu sepolto nel corso di una modesta cerimonia funebre nella tomba di famiglia nella mwalabasilica di Santa Croce. Nel mwale1787 la città di Firenze fece costruire un monumento nella basilica stessa; esso raffigura la mwaliDiplomazia assisa su un sarcofago marmoreo. Sulla lastra frontale sono incise le parole mwalmTanto nomini nullum par elogium (Nessun elogio sarà mai degno di tanto nome).
Pensiero
Machiavelli e il Rinascimento
Con il termine mwalcmachiavellico si è spesso indicato un atteggiamento spregiudicato e disinvolto nell'uso del potere: un buon principe deve essere astuto per evitare le trappole tese dagli avversari, capace di usare la forza se ciò si rivela necessario, abile manovratore negli interessi propri e del suo popolo. Ciò si accompagna a un travaglio personale che Machiavelli sentiva nella sua attività quotidiana e di teorico, secondo una tradizione politica che già in mwalgCicerone affermava: mwalk"un buon politico deve avere le giuste conoscenze, stringere mani, vestire in modo elegante, tessere amicizie clientelari per aver un'adeguata scorta di voti".
Con Machiavelli l'Italia ha conosciuto il più grande teorico della mwalspolitica. Secondo Machiavelli la politica è il campo nel quale l'uomo può mostrare nel modo più evidente la propria capacità di iniziativa, il proprio ardimento, la capacità di costruire il proprio destino secondo il classico modello del mwalwfaber fortunae suae. Nel suo pensiero si risolve il conflitto fra regole morali e mwal0ragion di Stato che impone talvolta di sacrificare i propri princìpi in nome del superiore interesse di un popolo. La politica deve essere autonoma da teologia e morale e non ammette ideali, è un gioco di forze finalizzate al bene della collettività e dello stato. La politica, svincolata da dogmatismi e princìpi teorici, guarda alla realtà effettuale, ai "fatti": "Mi è parso più conveniente andare dietro alla verità effettuale della cosa piuttosto che alla immaginazione di essa". Si tratta di una visione mwal4antropocentrica che si richiama all'mwal8Umanesimo quattrocentesco ed esprime gli ideali del mwamaRinascimento. Il pensiero machiavellico fu particolarmente osteggiato dal gesuita Giovanni Lorenzo Lucchesini.
Il giudizio su Dante
Nel mwamumwamyDiscorso o dialogo intorno alla nostra lingua, opera di non certa attribuzione e che non fu pubblicata, Machiavelli dà un giudizio severo su mwamcDante Alighieri, col quale inscena un dialogo nell'opera. Dante è rimproverato di negare la matrice fiorentina della lingua della mwamgCommedia. Il passo assume i caratteri dell'invettiva contro il poeta concittadino, accusato di aver infangato la reputazione di mwamkFirenze:
«[...] Dante il quale in ogni parte mostrò d'esser per ingegno, per dottrina et per giuditio huomo eccellente, eccetto che dove egli hebbe a ragionare della patria sua, la quale, fuori d'ogni humanità et filosofico instituto, perseguitò con ogni spetie d'ingiuria. E non potendo altro fare che infamarla, accusò quella d'ogni vitio, dannò gli uomini, biasimò il sito, disse male de' costumi et delle leggi di lei; et questo fece non solo in una parte de la sua cantica, ma in tutta, et diversamente et in diversi modi: tanto l'offese l'ingiuria dell'exilio, tanta vendetta ne desiderava! [...] Ma la Fortuna, per farlo mendace et per ricoprire con la gloria sua la calunnia falsa di quello, l'ha continuamente prosperata et fatta celebre per tutte le province cristiane, et condotta al presente in tanta felicità et sì tranquillo stato, che se Dante la vedessi, o egli accuserebbe sé stesso, o ripercosso dai colpi di quella sua innata invidia, vorrebbe essendo risuscitato di nuovo morire.»
(Niccolò Machiavelli, Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua)
Poi, durante un altro scambio immaginario con Dante, Machiavelli rimprovera il carattere "goffo", "osceno", addirittura "porco" del registro utilizzato nell'mwamwInferno:
«N. Dante mio, io voglio che tu t'emendi, et che tu consideri meglio il parlare fiorentino et la tua opera; et vedrai che, se alcuno s'harà da vergognare, sarà più tosto Firenze che tu: perché, se considererai bene a quel che tu hai detto, tu vedrai come ne' tuoi versi non hai fuggito il goffo, come è quello:
"Poi ci partimmo et n'andavamo introcque";
non hai fuggito il porco, com'è quello:
"che merda fa di quel che si trangugia";
non hai fuggito l'osceno, com'è:
"le mani alzò con ambedue le fiche";
e non avendo fuggito questo, che disonora tutta l'opera tua, tu non puoi haver fuggito infiniti vocaboli patrii che non s'usano altrove che in quella [...]»
(Niccolò Machiavelli, Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua)
La concezione della storia
Per Machiavelli la storia è il punto di riferimento verso il quale il politico deve sempre orientare la propria azione. La storia fornisce i dati oggettivi su cui basarsi, i modelli da imitare, ma indica anche le strade da non ripercorrere. Machiavelli si basa su una concezione ciclica della storia: "Tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi". Ma ciò che allontana Machiavelli da una visione mwangdeterministica della storia è l'importanza che egli attribuisce alla mwankvirtù, ovvero alla capacità dell'uomo di dominare il corso degli eventi utilizzando opportunamente le esperienze degli errori compiuti nel passato, nonché servendosi di tutti i mezzi e di tutte le occasioni per la più alta finalità dello stato, facendo anche violenza, se necessario, alla legge morale.
Non a caso il mwansPrincipe, nella conclusione, abbandona il suo taglio cinico e pragmatico per esortare i sovrani italiani, con una scrittura più solenne e venata di un certo idealismo, a riconquistare la sovranità perduta e a cacciare l'invasore straniero. Non c'è rassegnazione nel mwanwPrincipe, né tanto meno sfiducia nei confronti dell'uomo. La storia è il prodotto dell'attività politica dell'uomo per finalità terrene esclusivamente pratiche. Lo stato, oggetto di tale attività, nella situazione politica e nel pensiero del tempo si identifica con la persona del principe.
Di conseguenza l'attività politica è riservata solo ai grandi protagonisti, ai pochi capaci di agire, non al "vulgo" incapace di decisione e di coraggio. L'obiettivo è creare o conservare lo stato, una creazione individuale legata alle qualità e alla sorte del suo fondatore: la fine del principe può determinare la fine del suo stato, come capitò ad esempio a mwan4Cesare Borgia. Machiavelli ha dunque un'importanza fondamentale per la scoperta che la politica è una forma particolare autonoma di attività umana, il cui studio rende possibile la comprensione delle leggi da cui è perennemente retta la storia; da quella scoperta discende, come suo naturale fondamento, una vigorosa concezione della vita, incentrata unicamente sulla volontà e sulla responsabilità dell'uomo.
Il senso della nazione
Una errata interpretazione del mwaoeNovecento fece del Machiavelli un precursore del movimento unitario italiano, ma la parola mwaoimwaomnazione ha assunto l'attuale significato solo a partire dalla seconda metà del mwaoqSettecento, mentre il Machiavelli la usò in senso particolaristico e cittadino (es. mwaounazione fiorentina o, nel senso più generico di mwaoymwaocpopolo, mwaogmoltitudine). Tuttavia, Machiavelli propugnava un principato in grado di reggersi sull'unità etnica dell'Italia; così facendo, e denunciando in tal modo una chiara coscienza dell'esistenza di una mwaosciviltà italiana, Machiavelli predicava la liberazione dell'Italia sotto il patrocinio di un principe, criticando il dominio temporale dei Papi che spezzava in due la penisola.
Ma l'unità d'Italia resta in Machiavelli un problema solo intuito. Non si può dubitare che avesse concepito l'idea dell'unità italiana, ma tale idea restò indeterminata, poiché non trovò appigli concreti nella realtà, restando perciò a livello di utopia, cui solo dava forma la figura ideale del mwao8principe nuovo. Machiavelli dunque intraprese un viaggio che identificò come spirituale in giro per il mondo. In seguito, tornato in patria, ebbe una nuova visione sia del "popolo" che della "nazione" (di qui quello che oggi definiamo rinnovamento culturale).
Il principe o De Principatibus
Emblematico è il modo di trattare argomenti delicati, quali le mosse necessarie al Principe per organizzare uno stato ed ottenerne uno stabile e duraturo consenso. Per esempio vi troviamo indicazioni programmatiche, quali l'utilità nello "spegnere" gli stati abituati a vivere liberi di modo da averli sotto il proprio diretto controllo (metodo preferito al creare un'amministrazione locale "filo-principesca" o al recarvisi e stabilirvisi personalmente, metodo però sempre tenuto da conto in modo da avere un occhio sempre presente sulle proprie terre, e stabilire una figura rispettata e conosciuta in loco).
Altro elemento caratteristico del trattato sta nella scelta dell'atteggiamento da tenere nei confronti dei sudditi, culminante nell'annosa questione del "s'elli è meglio essere amato che temuto o e converso" (Cap. XVIIcite-ref-27[27]). La risposta corretta si concretizzerebbe in un ipotetico principe amato e temuto, ma essendo difficile o quasi impossibile per una persona umana l'essere ambedue le cose, si conclude decretando che la posizione più utile viene ad essere quella del Principe temuto (pur ricordando che mai e poi mai il Principe dovrà rendersi odioso nei confronti del popolo, fatto che porrebbe i prodromi della propria caduta). Qua appare indubbiamente la concezione realistica e la concretezza del Machiavelli, il quale non viene a proporre un ipotetico Principe perfetto, ma irrealizzabile nel concreto, bensì una figura effettivamente possibile e soprattutto "umana".
Ulteriore atteggiamento principesco dovrà l'essere metaforicamente sia "volpe" che "leone", in modo da potersi difendere dalle avversità sia tramite l'astuzia (volpe) che tramite la violenza (leone). Mantenendo un solo atteggiamento dei due non ci si potrà difendere da una minaccia violenta o di astuzia, e, siccome gli uomini non sono buoni, il principe dovrà mantenere le promesse solo se gli sarà utile.
«Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere e' lacci, e lione a sbigottire e' lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può, pertanto, uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E se gli uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma perché sono tristi, e non la osservarebbono a te, tu etiam non l'hai ad osservare a loro. Né mai a uno principe mancorono cagioni legittime di colorire la inosservanzia. Di questo se ne potrebbe dare infiniti esempli moderni e mostrare quante paci, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infidelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe, è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, ed essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici gli uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna, troverrà sempre chi si lascerà ingannare.»
(Capitolo XVIII)
Spesso alla figura evocata dal Principe di Machiavelli viene associata la figura di un uomo privo di scrupoli, di un cinismo estremo, nemico della libertà. Inoltre gli viene erroneamente associata la frase "il fine giustifica i mezzi", che invece mai enunciò. Questo perché la parola "giustifica" evoca sempre un criterio morale, mentre Machiavelli non vuole "giustificare" nulla, vuole solo valutare, in base ad un altro metro di misura, se i mezzi utilizzati sono adatti a conseguire il fine politico, l'unico fine da perseguire è il mantenimento dello Stato. La frase è in realtà stata coniata nel XIX secolo dal critico letterario mwaqqFrancesco de Sanctis nella sua mwaqumwaqyStoria della letteratura italiana.
Machiavelli nella stesura del mwaqgPrincipe si rifà alla reale situazione che gli si presentava attorno, una situazione che necessitava essere risolta con un atto deciso, forte, violento. Machiavelli non vuole proporre dei mezzi giustificati da un fine, egli pone un programma politico che qualunque Principe che voglia portare alla liberazione dell'Italia, da troppo tempo schiava, dovrà seguire. Fuori dai suoi intenti una giustificazione morale dei punti suggeriti: egli stende un vademecum necessariamente utile a quel Principe che finalmente vorrà impugnare le armi. Alle accuse di sola illiberalità od autoritarismo, si può dare una risposta leggendo il capitolo IX, "De Principatu Civili", ritratto di un principe nascente dal e col consenso del popolo, figura ben più solida del Principe nato dal consenso dei "grandi", cioè dei grandi proprietari feudali. Non esiste un unico tipo di principato, ma per ognuno troviamo un'ampia trattazione di pregi e dei difetti.
Controversie sul Principe
«Quel grande / che temprando lo scettro a' regnatori
gli allor ne sfronda, ed alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue»
La gelida obiettività e un certo mwaq0cinismo con cui Machiavelli descriveva il comportamento freddo, razionale ed eventualmente spietato che un capo di Stato deve mettere in atto, colpì i critici. Così, da una parte vi è la linea di pensiero tradizionale, secondo la quale "Il Principe" è un trattato di scienza politica destinato al governante, che tramite esso saprà come affrontare i problemi, spesso drammatici, posti dal suo ruolo di garante della stabilità dello stato. Dall'altra, troviamo un'interpretazione secondo cui il trattato di Machiavelli, che era originariamente un mwaq4repubblicano, ha come vero scopo quello di mettere a nudo, e quindi chiarire, le atrocità compiute dai principi dell'epoca, a vantaggio del popolo, che di conseguenza avrebbe le dovute conoscenze per attuare le precauzioni al fine di stare in guardia e difendersi quando si dimostra necessario. Il principe è visto anche come figura assai drammatica, la quale, per il bene dello stato stesso, non si può permettere di lasciare spazio al proprio carattere, diventando così quasi un uomo-macchina.cite-ref-machiavellismo-28-0[28]cite-ref-29[29] Secondo alcuni, Machiavelli venne in realtà accusato da subito di mwarcnicodemismo, e:
«...di non aver mirato ad altro, in quel libro, che a condurre il tiranno a precipitosa rovina, allettandolo con precetti a lui graditi...»
(Attribuita a Niccolò Machiavellicite-ref-30[30])
Gli esponenti di questa seconda interpretazione (la cosiddetta "interpretazione obliqua", diffusa dal mwar8XVII secolo, e avanzata per la prima volta da mwasaAlberico Gentili nel mwase1585cite-ref-31[31] ispirandosi a mwasyReginald Pole,cite-ref-32[32] poi ripresa da mwassTraiano Boccalini e in seguito mwaswBaruch Spinoza),cite-ref-33[33] furono numerosi soprattutto in ambito mwateilluminista (anche se venne rifiutata da mwatiVoltairecite-ref-34[34]), che vedeva in Machiavelli un precursore della politica laica e del mwatcrepubblicanesimo: la sostennero, dal mwatgSettecento, mwatkJean-Jacques Rousseau,cite-ref-35[35] mwat4Vittorio Alfieri,cite-ref-36[36] mwaumGiuseppe Baretti,cite-ref-37[37] mwaugGiuseppe Maria Galanti,cite-ref-38[38] gli mwau0enciclopedisticite-ref-39[39] (mwaviin primis mwavmDenis Diderotcite-ref-40[40] e mwavgJean Baptiste d'Alembert), mwavkUgo Foscolo e mwavoGiuseppe Parini,cite-ref-41[41] e ha avuto diffusione soprattutto nell'mwav8Ottocento, prima e durante il mwawaRisorgimentocite-ref-machiavellismo-28-1[28]; ne è un esempio quello che Foscolo scrive nei "mwawuSepolcri": «mwawyIo quando il monumento / vidi ove posa il corpo di quel grande / che temprando lo scettro a' regnatori / gli allor ne sfronda, ed alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue». Forse alcuni di essi - ad esempio, per quanto riguarda Foscolo, è un'ipotesi alternativa di mwawcSpongano e riportata anche da Mario Pazzaglia - ritenevano anche che, pur essendo mwawgIl principe un'opera fatta per i tiranni e i governanti, fosse utile lo stesso per svelare al popolo gli intrighi del potere, ritenendo valida l'interpretazione obliqua, qualunque fossero le intenzioni di Machiavelli. Lo stesso Foscolo riporta alcune massime machiavelliche come verità umane nelle mwawkmwawoUltime lettere di Jacopo Ortis.cite-ref-42[42]
In generale, per i sostenitori di questa lettura, mwaxaIl principe avrebbe, come le satire (ad esempio mwaxemwaxiUna modesta proposta di mwaxmJonathan Swift), uno scopo opposto a quello apparente, come avverrà anche per alcuni scritti di epoca romantica (mwaxqLettera semiseria di Grisostomo di mwaxuGiovanni Berchet o alcune mwaxymwaxcOperette morali di mwaxgGiacomo Leopardicite-ref-43[43]).
In epoca più recente, tuttavia, nella maggioranza dei critici è prevalsa la prima interpretazione, quella tradizionale, dal quale risalta la libertà e concretezza, anche spregiudicata, del pensiero di Machiavelli, che non descrive mondi utopici, ma il mondo reale della politica dei suoi tempi,cite-ref-44[44] e la sua concezione anticipatrice del mwayirealismo politico e della cosiddetta mwaymmwayqrealpolitik.cite-ref-45[45] L'interpretazione obliqua è stata riproposta in modo minoritario, ad esempio in alcuni monologhi del drammaturgo e attore mwaykDario Fo.cite-ref-46[46]
Lo stile
Il modello linguistico prescelto da Machiavelli è fondato sull'uso vivo più che sui modelli letterari; lo scopo, esplicito soprattutto nel mwazaPrincipe, di scrivere qualcosa di utile e chiaramente espressivo lo induce a scegliere spesso modi di dire proverbiali di immediata evidenza. Il lessico impiegato dall'autore si rifà a quello boccacciano, è ricco di parole comuni e i latinismi, seppure abbondanti, provengono per lo più dal gergo cancelleresco. Nelle sue opere ricoprono un ruolo assai rilevante anche le metafore, i paragoni e le immagini. La concretezza è una delle caratteristiche salienti, l'esempio concreto ed essenziale, tratto dalla storia sia antica che recente, è sempre preferito al concetto astratto.
In generale si parla di uno stile "fresco", come lo ebbe a definire il filosofo mwaziNietzsche in mwazmmwazqAl di là del bene e del male, con un riferimento particolare all'uso della mwazuparatassi, a una certa sentenziosità delle frasi, costruite secondo un criterio di chiarezza a scapito di un maggior rigore logico-sintattico. Machiavelli rende evidenti concetti che, se espressi con un linguaggio più elaborato, sarebbero molto difficili da decifrare, e riesce a esprimere le sue tesi con originale capacità espositiva.
Opere
• mwazkDiscorso fatto al magistrato de' Dieci sopra le cose di Pisa (1499)
• mwazsDel modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati (1502)
• mwaz0Discorso sopra la provisione del danaro (1503)
• mwa0iRapporto delle cose della Magna (1508)
• mwa0qDell'imperatore Massimiliano (1509)
• mwa0yDe natura Gallorum (1510)
• mwa0gRitratto delle cose di Francia (1510)
• mwa0oRitratto delle cose della Magna (1512)cite-ref-47[47]
• mwa1amwa1eDecennali (1504-1513)
• mwa1mmwa1qIl Principe (1513)
• mwa1ymwa1cDiscorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (1513-1519)
• mwa1kmwa1oDell'arte della guerra (1519-1520)
• mwa1wSommario delle cose della città di Lucca (1520)
• mwa14mwa18La vita di Castruccio Castracani da Lucca (1520)
• mwa2emwa2iIstorie fiorentine (1520-1525)
• mwa2qmwa2uDiscorso o dialogo intorno alla nostra lingua (1524-5)cite-ref-48[48]
• mwa2smwa2wL'asino (1517)
• mwa24mwa28Mandragola (1518)
• mwa3gmwa3kClizia (1525)
• mwa3smwa3wBelfagor arcidiavolo (1518-1527)
• mwa34Epistolario (1497-1527)
Edizioni critiche in pubblico dominio:
• mwa4iLegazioni, commissarie, scritti di governo. A cura di mwa4mFredi Chiappelli. Laterza, Roma-Bari.
• mwa4y1, 1971.
• mwa4g2, 1973.
• mwa4o3, 1984.
• mwa4w4, 1985.
Onori
• Nel 2009 Alitalia gli ha dedicato uno dei suoi Airbus A320-216 (EI-DTI).
Nella cultura di massa
• Il suo nome, modificato in "Makaveli", venne usato dal mwa5mrapper statunitense mwa5qTupac Shakur tra il 1995 e il 1996 per firmare molte sue canzoni e mwa5uun album uscito postumo.
• Niccolò Machiavelli viene proposto anche nel videogioco mwa5cmwa5gAssassin's Creed II e il mwa5kseguito mwa5omwa5sAssassin's Creed: Brotherhood, in veste di mwa5wAssassino. Proprio in quest'ultimo assume un ruolo particolarmente importante, insieme ad altri personaggi dell'Italia rinascimentale.
• Niccolò Machiavelli è, assieme a mwa54John Dee, il principale antagonista della serie di romanzi fantasy mwa58mwa6aI segreti di Nicholas Flamel, l'immortale (come capo dei servizi segreti francesi), scritta da mwa6eMichael Scott.
• Nella mostra "Il mwa6mPrincipe di Niccolò Machiavelli e il suo tempo. 1513-2013" (Roma, Complesso del Vittoriano, Salone Centrale, 25 aprile-16 giugno 2013), promossa dall'mwa6qIstituto dell'Enciclopedia Italiana e dalla sezione italiana di mwa6uAspen Institute, la sezione "Machiavelli e il nostro tempo: usi e abusi" presenta, tra altre "opere", mwa6yFigurine Liebig, pacchetti di sigarette, mwa6cschede telefoniche, mwa6gtrading card, cartoline, francobolli, giochi da tavolo e videogiochi dedicati a Machiavellicite-ref-49[49]
• Niccolò Machiavelli è il protagonista del romanzo storico di William Somerset Maugham mwa64Oggi e allora (mwa7amwa7eThen and Now) del 1946.
• Niccolò Machiavelli è presente nel videogioco strategico mwa7mSid Meier's Civilization VI in qualità di grande scrittore e nel sequel mwa7qCivilization VII in qualità di leader.
Cinema e televisione
• Machiavel è una band belga, catalogabile sotto il genere progressive rock, attiva dal 1974. Il nome della band è un chiaro omaggio a Niccolò Machiavelli.
• Nella serie mwa78mwa8aI Medici è interpretato da mwa8eVincenzo Crea.
• Nella serie mwa8mmwa8qLeonardo è interpretato da mwa8uDavide Iacopini.
Edizione nazionale delle opere
Edizione Nazionale delle Opere di Niccolò Machiavelli, mwa8gSalerno Editrice di Roma:
• mwa8sIl principe, a cura di Mario Martelli, corredo filologico a cura di Nicoletta Marcelli, vol. I/1, pp.mwa8w 536, 2006, ISBN 978-88-8402-520-3
• mwa88Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, a cura di Francesco Bausi, vol. I/2, due tomi pp.mwa9a XLIV-960, 2001, ISBN 978-88-8402-356-8
• mwa9mL'arte della guerra. Scritti politici minori, a cura di Giorgio Masi, Jean Jacques Marchand, Denis Fachard, vol. I/3, pp.mwa9q XV-726, 2001, ISBN 978-88-8402-338-4
• mwa9cOpere storiche, a cura di Alessandro Montevecchi, Carlo Varotti, vol. II, 2 tomi pp.mwa9g 1052, 2011, ISBN 978-88-8402-675-0
• mwa9sTeatro. Andria-Mandragola-Clizia, a cura di Pasquale Stoppelli, vol. III/1, pp.mwa9w XXIX-456, 2017, ISBN 978-88-6973-191-4
• mwa98Scritti in poesia e in prosa, a cura di Antonio Corsaro, Paola Cosentino, Emanuele Cutinelli-Rèndina, Filippo Grazzini, Nicoletta Marcelli, coordinam. di Francesco Bausi, vol. III/2, pp.mwa-a XXXVI-652, 2013, ISBN 978-88-8402-770-2
• mwa-mLettere, coordinatore Francesco Bausi, vol. IV, 3 tomi, pp.mwa-q CXXX-(VI-VI)-2022, 2022, ISBN 978-88-6973-511-0
• mwa-cLegazioni, Commissarie, Scritti di governo (1498-1500), a cura di Jean-Jacques Marchand, vol. V/1, pp.mwa-g 570, 2002, ISBN 88-8402-377-7
• mwa-sLegazioni. Commissarie. Scritti di governo (1501-1503), vol. V/2, pp.mwa-w 650, 2003, ISBN 88-8402-408-0
• mwa-8Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1503-1504), a cura di Jean-Jacques Marchand, Matteo Melera-Morettini,vol. V/3, pp.mwa-a 596, 2005, ISBN 88-8402-504-4
• mwa-mLegazioni. Commissarie. Scritti di governo (1504-1505), a cura di Denis Fachard, Emanuele Cutinelli-Rèndina, vol. V/4, pp.mwa-q 596, 2006, ISBN 88-8402-509-5
• mwa-cLegazioni. Commissarie. Scritti di governo (1505-1507), a cura di Jean-Jacques Marchand, Andrea Guidi, Matteo Melera-Morettini, vol. V/5, pp.mwa-g VIII-596, 2009, ISBN 978-88-8402-642-2
• mwa-sLegazioni. Commissarie. Scritti di governo (1507-1510), a cura di Denis Fachard, Emanuele Cutinelli-Rèndina, vol. V/6, pp.mwa-w VIII-592, 2011, ISBN 978-88-8402-727-6
• mwa-8Legazioni. Commissarie. Scritti di governo (1510-1527), a cura di Jean-Jacques Marchand, Andrea Guidi, Matteo Melera-Morettini, vol. V/7, pp.mwbaa VIII-572, 2012, ISBN 978-88-8402-743-6
Note
cite-note-11. ↑ La famosa frase "Il fine giustifica il mezzo" (o "i mezzi"), usata spesso come esempio di machiavellismo, è del critico letterario mwbagFrancesco de Sanctis, con riferimento ad interpretazioni fuorvianti del pensiero di Machiavelli espresso nel mwbakPrincipe. Il passo di De Sanctis, dal capitolo XV della sua mwbaomwbasStoria della letteratura italiana, dedicato a Machiavelli, recita: "Ci è un piccolo libro del Machiavelli, tradotto in tutte le lingue, il mwbawPrincipe, che ha gittato nell'ombra le altre sue opere. L'autore è stato giudicato da questo libro, e questo libro è stato giudicato non nel suo valore logico e scientifico, ma nel suo valore morale. E hanno trovato che questo libro è un codice di tirannia, fondato sulla turpe massima che il fine giustifica i mezzi, e il successo loda l'opera. E hanno chiamato machiavellismo questa dottrina. Molte difese sonosi fatte di questo libro ingegnosissime, attribuendosi all'autore questa o quella intenzione più o meno lodevole. Così n'è uscita una discussione limitata e un Machiavelli rimpiccinito".
cite-note-22. ↑ mwbbamwbbemwbbiCelebrazioni per il V centenario del Principe di Machiavelli, su mwbbmaccademiadellacrusca.it, mwbbqAccademia della Crusca, 29 novembre 2013. mwbbuURL consultato il 1º novembre 2019 mwbby(mwbbcarchiviato il 1º novembre 2019).
cite-note-33. ↑ Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore, Libri dei battesimi: A dì 4 di detto maggio 1469 Niccolò Piero e Michele di m. Bernardo Machiavelli, p. di Santa Trinita, nacque a dì 3 a hore 4, battezzato a dì 4
cite-note-44. ↑ mwbb4mwbb8mwbcaNelli, Bartolomea de' - Enciclopedia, su mwbceTreccani. mwbciURL consultato il 13 luglio 2024.
cite-note-55. ↑ Dal Villani, nella sua mwbcyCronica
cite-note-66. ↑ I mwbcoRicordi vanno dal 30 settembre 1474 al 19 agosto 1487
cite-note-77. ↑ In mwbc4Discorsi di Architettura del senatore Giovan Battista Nelli, 1753
cite-note-88. ↑ La sua trascrizione del mwbdiDe rerum natura è nel manoscritto Vaticano Rossiano 884
cite-note-99. ↑ L. Canfora, mwbdyNoi e gli antichi, Milano 2002, p. 16, 22, 121
cite-note-1010. ↑ P. Giovio, Elogia clarorum virorum, 1546, 55v: «Constat [...] a Marcello Virgilio [...] graecae atque latinae linguae flores accepisse»
cite-note-1111. ↑ R. Ridolfi, cit., p. 45
cite-note-1212. ↑ Lettera 11, ottobre 1499.
cite-note-1313. ↑ Riccardo Bruscagli, "Niccolò Machiavelli"(1975).
cite-note-1414. ↑ mwbeymwbecmwbegMachiavèlli, Niccolò nell'Enciclopedia Treccani, su mwbekwww.treccani.it. mwbeoURL consultato l'11 luglio 2023.
cite-note-151. Il Senato romano fece distruggere Velletri e indebolì Anzio sottraendole la flotta: cfr. Livio, VIII, 13
cite-note-1616. ↑ "La sua vicinanza a Pier Soderini, mwbfevexillifer perpetuus dal 1502, si accentua progressivamente in uno sforzo di sottrarre Firenze a un immobilismo indotto dal timore di un potere esecutivo più forte e irrispettoso di una lunga tradizione di libertà repubblicano-oligarchica": Grazzini, Filippo, mwbfiAnte res perdita, post res perditasmwbfm : dalle dediche del Decennale primo a quella del Principe, Interpresmwbfq : rivista di studi quattrocenteschimwbfu : XXXIII, 2015, p. 170, Romamwbfy : Salerno, 2015.
cite-note-1717. ↑ Lettera dell'8 gennaio 1503
cite-note-1818. ↑ È un'ipotesi del Ridolfi, cit., p. 115
cite-note-1919. ↑ mwbgaDiscorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, I, 27: «Giovanpagolo, il quale non stimava essere incesto e publico parricida, non seppe, o, a dir meglio, non ardì, avendone giusta occasione, fare una impresa, dove ciascuno avesse ammirato l'animo suo, e avesse di sé lasciato memoria eterna, sendo il primo che avesse dimostro a' prelati quanto sia poco uno che vive e regna come loro; ed avessi fatto una cosa, la cui grandezza avesse superato ogni infamia, ogni pericolo, che da quella potesse dependere»
cite-note-2020. ↑ Nella sua mwbgqStoria d'Italia, il Guicciardini esprime lo stesso giudizio di Machiavelli
cite-note-2121. ↑ mwbggRitratto delle cose della Magna, in «Tutte le opere storiche, politiche e letterarie, p. 442»
cite-note-2222. ↑ Lettera ai Dieci, 1º dicembre 1509
cite-note-2323. ↑ mwbg8mwbhamwbheIl carcere, la tortura e il ritiro all'Albergaccio, su mwbhiviv-it.org. mwbhmURL consultato il 16 novembre 2017 mwbhq(mwbhuarchiviato il 16 novembre 2017).
cite-note-2424. ↑ Ottenendo un giudizio evasivo: cfr. la lettera del Vettori del 18 gennaio 1514
cite-note-2525. ↑ Lettera a Francesco Vettori, 3 agosto 1514
cite-note-2626. ↑ David Quint, mwbh8Armi e nobiltàmwbia : Machiavelli, Guicciardini e le aristocrazie cittadine, Cadmo, Studi italiani. Anno XXI, N. 1, GEN.-GIU. 2009.
cite-note-2727. ↑ mwbiqDe credulitate et pietate; et an sit melius amari quam timeri, vel e contra.
cite-note-machiavellismo-2828. ↑ mwbiomwbismwbiwIl machiavellismo, su mwbi0dizionariostoria.wordpress.com. mwbi4URL consultato il 20 novembre 2017 mwbi8(mwbjaarchiviato il 1º dicembre 2017).
cite-note-2929. ↑ mwbjqmwbjumwbjyMachiavellismo, Treccani, su mwbjctreccani.it. mwbjgURL consultato il 20 novembre 2017 mwbjk(mwbjoarchiviato il 1º dicembre 2017).
cite-note-3030. ↑ Citata in mwbj4Niccolò Machiavelli, Periodici Mondadori, 1968 p.128
cite-note-3131. ↑ A. Gentili, mwbkiDe legationibus, III, 2
cite-note-3232. ↑ R. Pole, mwbkyApologia ad Carolum V Caesarem de Unitate Ecclesiae
cite-note-3333. ↑ che talvolta elogiarono però anche alcuni consigli mwbkopragmatici dati al principe, come quello della religione come mwbksinstrumentum regnii; ad esempio mwbkwVoltaire, nel capitolo mwbk0Se sia utile mantenere il popolo nella superstizione, del mwbk4Trattato sulla tolleranza, afferma l'utilità, entro certi limiti, di una forma di religione razionale per il popolo
cite-note-3434. ↑ mwblimwblmmwblqmwblumwblyLa fortuna di Machiavelli nei secolimwblc, su mwblgwindoweb.it. mwblkURL consultato il 16 novembre 2015 mwblo(mwblsarchiviato il 4 marzo 2016).
cite-note-3535. ↑ «Machiavelli era un uomo giusto e un buon cittadino; ma, essendo legato alla corte dei Medici, non poteva velare il proprio amore per la libertà nell'oppressione che imperava nel suo paese. La scelta di Cesare Borgia come proprio eroe, ben evidenziò il suo intento segreto; e la contraddizione insita negli insegnamenti del Principe e in quelli dei Discorsi e delle Istorie fiorentine ben dimostra quanto questo profondo pensatore politico è stata finora studiato solo dai lettori superficiali o corrotti. La Corte pontificia vietò severamente la diffusione di quest'opera. Ci credo ... in fondo, quanto scritto la ritrae fedelmente. (...) il libro dei repubblicani (...) fingendo di dare lezioni ai re, ne ha date di grandi ai popoli». (Jean Jacques Rousseau, mwbl8mwbmaIl contratto sociale, III, 6)
cite-note-3636. ↑ «Dal solo suo libro Del Principe si potrebbero qua e là ricavare alcune massime immorali e tiranniche, e queste dall'autore son messe in luce (a chi ben riflette) molto più per disvelare ai popoli le ambiziose ed avvedute crudeltà dei principi che non certamente per insegnare ai principi a praticarne... all'incontro, il Machiavelli nelle Storie, e nei Discorsi sopra Tito Livio, ad ogni sua parola e pensiero, respira libertà, giustizia, acume, verità, ed altezza d'animo somma, onde chiunque ben legge, e molto sente, e nell'autore s'immedesima, non può riuscire se non un fuocoso entusiasta di libertà, e un illuminatissimo amatore d'ogni politica virtù» (Del principe e delle lettere, II, 9)
cite-note-3737. ↑ «Con quel libro, se la sapessimo tutta, egli si pensò forse di pigliare, come si suol dire, due colombi ad una fava: presentando dall'un lato a' suoi Fiorentini come schietta e naturale una caricata e mostruosa immagine d'un sovrano assoluto, affinché si risolvessero a non averne mai alcuno; e cercando dall'altro di tirare insidiosamente i Medici a governarsi in guisa che s'avessero poi a snodolare il collo, seguendo i fraudolenti precetti da lui con molta adornezza sciorinati in quella sua dannata opera.»
cite-note-3838. ↑ G.M. Galanti, mwbmoElogio di N. Machiavelli cittadino e segretario fiorentino
cite-note-3939. ↑ Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli, mwbm4Anglo-American Faces of Machiavelli, 2009; pag. 364
cite-note-4040. ↑ Voce "Machiavellismo" dell'Encyclopedie
cite-note-4141. ↑ Franco Ferrucci, mwbnuIl teatro della fortuna: potere e destino in Machiavelli e Shakespeare, Fazi Editore, 2004; pag. 108
cite-note-4242. ↑ Mario Pazzaglia, Note ai Sepolcri, in Antologia della letteratura italiana, vol I
cite-note-4343. ↑ cfr. l'inizio del mwbnwmwbn0Dialogo di Tristano e di un amico.
cite-note-4444. ↑ Introduzione a: Alfredo Oriani, mwboeNiccolò Machiavelli
cite-note-4545. ↑ mwbouhttp://www.repubblica.it/rubriche/la-parola/2012/06/24/news/realpolitik-37893071/ mwboyArchiviatomwboc il 2 febbraio 2014 in mwbogInternet Archivemwbok. Realpolitik
cite-note-4646. ↑ mwbo4mwbo8mwbpaVideo di Dario Fo che parla di Machiavelli (trasmissione tv mwbpeVieni via con memwbpi, su mwbpmyoutube.com. mwbpqURL consultato il 9 dicembre 2014 mwbpu(mwbpyarchiviato il 2 dicembre 2015).
cite-note-4747. ↑ Versione rielaborata del mwbpoRapporto delle cose della Magna (1508).
cite-note-4848. ↑ Pubblicato nel 1730.
cite-note-4949. ↑ mwbqeIl Principe di Niccolò Machiavelli e il suo tempo. 1513-2013, Catalogo della mostra, Roma Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013, pp. 470-95
Bibliografia
La bibliografia su Machiavelli è sterminata. Tentativi di redigerla sono stati realizzati da Achille Norsa, mwbqqIl principio della forza nel pensiero politico di Niccolò Machiavelli, seguito da un contributo bibliografico [1740‑1935], Milano 1936; Silvia Ruffo Fiore, mwbquNiccolò Machiavelli: an annotated bibliography of modern criticism and scholarship [1935‑88], New York‑Westport‑London 1990; Daria Perocco, mwbqyRassegna di studi sulle opere letterarie del Machiavelli (1969‑1986), in "Lettere italiane", XXXIX (1987), pp.mwbqc 544‑579; Emanuele Cutinelli‑Rendina, mwbqgRassegna di studi sulle opere politiche e storiche di Niccolò Machiavelli (1969‑1992), in "Lettere italiane", XLVI (1994), pp.mwbqk 123‑172. Nel 2014 l'mwbqoIstituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha pubblicato in 3 volumi l'opera mwbqsMachiavelli: enciclopedia machiavelliana. Di seguito una selezione di studi dal 1970.
Monografie principali (dal 1970)
• mwbq8Vitilio Masiello, Classi e Stato in Machiavelli, Bari, Adriatica, 1971.
• mwbreFelix Gilbert, mwbriMachiavelli e la vita culturale del suo tempo, Bologna, Il mulino, 1972
• mwbrqClaude Lefort, mwbruLe travail de l'oeuvre Machiavel, Paris, Gallimard, 1972
• Jean-Jacques Marchand, mwbrcNiccolò Machiavelli. I primi scritti politici (1499-1512). Nascita di un pensiero e di uno stile, Padova, Antenore, 1975
• Riccardo Bruscagli, mwbroNiccolò Machiavelli, Firenze, La Nuova Italia editrice, 1ª edizione: aprile 1975
• mwbrwRoberto Ridolfi, mwbr0Vita di Niccolò Machiavelli, Firenze, Sansoni, 1978 (ultima ed.)
• mwbr8Federico Chabod, mwbsaScritti su Machiavelli, Torino, Einaudi, 1980 (ultima ed.)
• John Greville Agard Pocock, mwbsmIl momento machiavelliano: il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone, Bologna, Il mulino, 1980
• mwbsuCarlo Dionisotti, mwbsyMachiavellerie, Torino, Einaudi, 1980
• mwbsgGennaro Sasso, mwbskNiccolo' Machiavelli, vol. 1: Il pensiero politico (1ª ed. Napoli 1958; 2ª ed. Bologna 1980); vol. 2: La storiografia, Bologna, Il Mulino, 1993
• mwbssGiuliano Procacci, mwbswMachiavelli nella cultura europea dell'età moderna, Roma-Bari, Laterza, 1995
• Gennaro Sasso, mwbs4Machiavelli e gli antichi e altri saggi, voll. IV, Milano-Napoli, Ricciardi, 1987-97
• mwbtaMaurizio Viroli, mwbteIl sorriso di Niccolò, storia di Machiavelli, Roma-Bari, Laterza, 1998
• Emanuele Cutinelli-Rendina, mwbtqChiesa e religione in Machiavelli, Pisa, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 1998
• mwbtyUgo Dotti, mwbtcMachiavelli rivoluzionario: vita e opere, Roma, Carocci, 2003
• Francesco Bausi, mwbtkMachiavelli, Roma, Salerno editrice, 2005
• mwbtsGiorgio Inglese, mwbtwPer Machiavelli. L'arte dello stato, la cognizione delle storie, Roma, Carocci, 2006
• mwbt4Corrado Vivanti, mwbt8Niccolò Machiavelli: i tempi della politica, Roma, Donzelli, 2008
• Andrea Guidi, mwbueUn segretario militante. Politica, diplomazia e armi nel Cancelliere Machiavelli, Bologna, il Mulino, 2009
• Gabriele Pedullà, mwbummwbuqMachiavelli in tumulto. Conquista, cittadinanza e conflitto nei 'Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio', Roma, Bulzoni, 2011.
• William J. Connell, mwbuyMachiavelli nel Rinascimento italiano, Milano, FrancoAngeli, 2016
• Attilio Scuderi, mwbugIl libertino in fuga. Machiavelli e la genealogia di un modello culturale, Roma, Donzelli, 2018.
• Michele Ciliberto, mwbuoNiccolò Machiavelli. Ragione e pazzia, Roma-Bari, Laterza, 2019.
Altri contributi
• A. Montevecchi, mwbu4Machiavelli, la vita, il pensiero, i testi esemplari, Milano 1972
• mwbvaEttore Bonora, mwbveQualche proposta per il testo e il commento del capitolo di fortuna del Machiavelli,GSLI (105),Torino,Loescher,1988, pp 321–336
• E. Janni, mwbvmMachiavelli, Milano 1989
• S. Zen, mwbvuVeritas ecclesiastica e Machiavelli, in mwbvyMonarchia della verità. Modelli culturali e pedagogia della Controriforma, Napoli, Vivarium, 2002 (La Ricerca Umanistica, 4), pp.mwbvc 73–111.
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Voci correlate
• mwbywLettera a Francesco Vettori
• mwby4Letteratura italiana
• mwbzaFrancesco Guicciardini
• mwbziTeoria della ragion di Stato
• mwbzqIstorie fiorentine
• mwbzyBarbara Salutati
• mwbzgMachiavellismo
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Collegamenti esterni
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